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MILANO: INTERCULTURALITA’ AL FEMMINILE
Milano, dagli anni
'60 ad oggi, vede le donne protagoniste di grandi ondate migratorie. Le prime immigrate provenivano dalle ex colonie della Somalia e
dell'Eritrea. Attorno agli anni '70 si verificano migrazioni per motivi politici da Paesi
dell'America Latina, mentre negli anni '80 donne dal Maghreb, dal Sahel e soprattutto
dall'Asia emigrano da noi per motivi economici.
La maggior parte delle donne immigrate, circa il 70%, svolge il lavoro di colf, sebbene molte di loro, soprattutto filippine, asiatiche in genere e sudamericane, abbiano conseguito il diploma di laurea al loro Paese. Solo una minoranza lavora nei settori assistenziale e sanitario.
A Milano, tra gli anni
'80 e '90, sono sorte diverse associazioni femminili che si propongono sia di risolvere problemi pratici delle donne immigrate, sia di promuovere il dialogo culturale
all'interno della realtà sociale e strutturale milanese.
La Cooperativa P.R.O.F.I.C.U.A. (Professionalità al femminile interculturale associata) è una di queste che vede impegnate donne medico, avvocato,
ricercatrici, assistenti sociali, psicologhe, pedagogiste e operatrici culturali italiane e straniere. Nasce nel 1991 a Milano da un gruppo di professioniste provenienti
dall'America Latina, Africa, Asia, Europa. Queste insieme a donne italiane mettono a disposizione come equipe interculturale ed interdisciplinare, la propria professionalità e conoscenza della realtà migratoria, operando principalmente in cinque settori assistenziali: sociale, sanitario, educativo, psicologico e legale.
La PROFICUA offre consulenze a livello informativo e formativo (anche per scuole, enti pubblici e privati), dando la possibilità alle donne straniere di recuperare la propria professionalità per lavori più qualificati, grazie anche ad un supporto linguistico.
Alcune delle sue attività sono:
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promuovere tematiche inerenti
l'educazione allo sviluppo, la cultura e la lingua dei popoli migratori,
l'integrazione tra immigrati e società milanese, a livello culturale ed istituzionale;
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offrire servizi di interpretariato e traduzione specialistica in 14 lingue;
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offrire consulenze specialistiche per progetti legati
all'immigrazione;
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organizzare viaggi e stages
all'estero per professionisti ed operatori interessati a conoscere il funzionamento di servizi in altri Paesi;
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organizzare corsi di cucina intercontinentale, rinfreschi, feste e cerimonie interculturali;
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offrire un servizio di baby sitting in lingua madre per bimbi figli di immigrati o adottati o bilingue.
PROFICUA intende valorizzare il lavoro delle donne, anche straniere, per offrire agli immigrati a possibilità di meglio utilizzare i servizi e le risorse della città, favorendo lo scambio interculturale.
"La PROFICUA si è costituita negli anni
'80 all'interno della Lega per i Diritti dei Popoli dove esisteva già un coordinamento di donne...", racconta la presidente della cooperativa, la professoressa cilena Lucy Rojas, giunta in Italia nel
'73 a seguito del colpo di stato in Cile "...Cercavamo di individuare bisogni e progetti comuni scambiandoci esperienze riguardo alla salute, alla cultura al
lavoro... La nostra società vive e funziona come se al proprio interno esistesse solo una cultura, in realtà molte culture coabitano sotto lo stesso tetto, non intendo solo le diversità etniche, ma anche le
differenze culturali tra giovani e vecchi, donne e uomini, persone progressiste o più tradizionaliste.
La società si ostina ad offrire una sola risposta."
Perché proprio le donne?
"Perché noi donne siamo più portate alla mediazione. La maggior parte delle donne straniere emigra, in realtà, perché contesta la propria
cultura di appartenenza e aspira a vivere l'emancipazione della donna occidentale. In quasi tutte le tradizioni poi la donna è la più sottomessa e vincolata, è naturale quindi che la spinta al progresso parta da
lei".
Come realizzate lo scambio interculturale nel sociale?
"Poiché la maggior parte delle socie sono operatrici nei servizi pubblici, è lì che cerchiamo di portare cambiamenti e apertura ad accogliere diverse
culture."
Ma le donne straniere non sono in concorrenza con le italiane?
"PROFICUA nasce e propone un lavoro
d'équipe interculturale e in ogni progetto è sempre presente qualche socia italiana che opera con le straniere. Ci teniamo molto ad essere, noi per prime, un laboratorio di pratica interculturale. Ma per cooperare e conoscersi deve esserci un dialogo alla pari.
Se si danno alle persone straniere le condizioni per alzarti al tuo livello, allora può avvenire lo
scambio."
Quali differenze hai riscontrato tra italiane e straniere?
"Noi straniere abbiamo in comune maggiori sofferenze e difficoltà iniziali. Molte sono le differenze culturali tra le donne riguardo alla partecipazione,
all'uscire di casa. Per le donne asiatiche, africane ed arabe è più difficile uscire dalla famiglia e dal ruolo di custode della tradizione della comunità. Noi latinoamericane siamo più abituate a vivere e lavorare collettivamente anche rispetto alle donne
italiane."
A quali progetti state lavorando?
"Attualmente collaboriamo al progetto ECOTONOS di volontariato nelle carceri milanesi, dove teniamo un corso di uso dei servizi della città e di educazione alla mondialità, per detenute italiane e straniere. Cerchiamo di migliorare
l'ambiente nelle carceri e d'insegnare anche a queste donne che la differenza è prima di tutto una
ricchezza. Oggi la donna, detentrice di tradizioni, diventa artefice di proposte innovative a dispetto di un sistema che tende ancora ad emarginarla."
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